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  • July 30, 2020

Edge Computing e infrastrutture IT: cosa ci riserva il futuro? Un report di IDC

Simona Menghini
Communications Director, Italy

All’ IDC Digital Forum “Future of Infrastructure” Oracle ha partecipato per dare la sua visione sulla redifinizione ottimale delle infrastrutture IT in un percorso verso l’edge computing, un punto cardine della trasformazione digitale di molte aziende oggi.  

Focus principale dell'evento è stato il “digital reach”, ovvero la capacità di gestire servizi digitali ovunque il business lo richieda. Secondo la visione di IDC sarà proprio il digital reach l'elemento differenziante che influenzerà positivamente il grado di competitività delle aziende nella cosiddetta nuova normalità, resa ancora più urgente dall'emergenza sanitaria che sta caratterizzando questo 2020.

Un requisito fondamentale per garantirlo riguarda l'estensione dell'infrastruttura IT dal core all’edge.  La ragione di questo spostamento è riconducibile alla velocità con cui aziende, persone ed oggetti devono raccogliere, gestire e analizzare dati per trasformarli in valore e conseguenti azioni che generino differenziazione rispetto alla concorrenza. La capacità di distribuire rapidamente le risorse IT laddove vengono generati i dati migliora infatti il time-to-market e la flessibilità operativa anche in situazioni di grave emergenza. 

I problemi legati alla latenza di accesso rappresentano il primo, ma non l'unico, aspetto che lo sviluppo dell'edge computing ambisce a risolvere, soprattutto quando il real-time è il principale elemento. Altro aspetto fondamentale è il rispetto degli ambiti normativi riguardo al trattamento dei dati, e in particolare alla sovranità o residenza del dato stesso: l'analisi in loco ridurrebbe naturalmente la necessità di movimentazione di dati sensibili, ad esempio verso un cloud pubblico che potrebbe essere gestito al di fuori del Paese nel quale i dati vengono generati e raccolti. Inoltre, la riduzione del traffico di rete tra core ed edge avrebbe come impatto immediato anche una riduzione dei costi legati alla trasmissione dei dati. Ecco perchè sempre più aziende stanno gradualmente trasferendo le attività di analisi dei dati dai datacenter aziendali verso altri "luoghi" più prossimi a dove il dato nasce, deve essere analizzato e deve tornare. 

In questo caso di parla di “edge datacenter”, dove le imprese impiegano sempre più spesso infrastrutture iperconvergenti per rispondere con maggiore precisione, efficacia, agilità e soprattutto velocità agli stimoli provenienti dall'ambiente circostante. Questo tempo di risposta dipende sia dai volumi d’informazione che dalla profondità delle analisi richieste.  

Le infrastrutture iperconvergenti di Oracle, come ad esempio Oracle Exadata Database Machine, contemplano già nativamente le ultime innovazioni in tema di piattaforme database, Machine Learning, Business Intelligence, In-memory Analytics, e raggiungono performance elevate, capaci di garantire la migliore accelerazione possibile di tutti i processi edge.

L'integrazione con algoritmi avanzati di machine learning consente di sviluppare funzionalità di automazione sempre più sofisticate garantendo allo stesso tempo la massima sicurezza, sino ad arrivare al concetto di "Autonomous Database" (self-repairing, self-driving, self-securing) oggi disponibile anche in modalità Exadata Cloud at Customer.

Questi e altri spunti di riflessione sono emersi durante l’intervento di Oracle al “Future of Infrastructure” di IDC, leggi qui il report completo (3 pagine).


 

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